Centro Accoglienza Richiedenti Asilo - Un tour nella città eterna Stampa E-mail
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Martedì 18 Agosto 2009 12:37

1"ITINERARIO NELLA ROMA DEL TRIDENTE"   - 3° sabato di attività.     Roma,08/08/'09

L'attività proposta è di visitare il centro storico della città di Roma insieme ai ragazzi del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (C.A.R.A.) di Castelnuovo di porto.

Siamo partiti in venti, sedici partecipanti ospiti del C.A.R.A. e quattro accompagnatori: due autisti e due guide.

L'itinerario, come propone il nome del titolo, si svolge entro quello che viene storicamente denominato "tridente" : via di Ripetta, via del Corso e via del Babuino.

Al vertice di questo triangolo di vie, vi è  il grandioso accesso al cuore di Roma, Porta Flaminia, è da qui che ha inizio il nostro tour!
Chissà se Cristina di Svezia nel 1665, in occasione del suo arrivo a Roma, quando anch'ella fece l' ingresso regale dalla grande porta, provò l'emozione di oggi?!

Si dice che Roma sia una città eterna ed immortale forse perchè eterne e immortali sono le sensazioni che oltrepassano le barriere del tempo e arrivano da ieri fino ad oggi e poi a domani agli occhi e al cuore di chi la visita ? . . Non lo so, forse è solo un sogno; ma resta il fatto che ai ragazzi del centro accoglienza il sogno è piaciuto moltissimo.
Da Porta Flaminia abbiamo preso via del Corso, la più nota e commerciale delle vie del centro storico, la maggior parte dei ragazzi è rimasta colpita dall'architettura moderna del regime. Poi abbiamo percorso via dei Condotti e siamo giunti a piazza di Spagna, qui ci siamo fermati alla fontana della "Barcaccia" dove i ragazzi hanno voluto fare foto, tante foto. Ci siamo diretti dunque a Fontana di Trevi . Dalla scenografica fontana barocca abbiamo ripreso via del Corso all'altezza dell'antica via Lata, di fronte alla chiesa di San Marcello, che custodisce un affresco meraviglioso di Perin del Vaga, artista della Scuola di Raffaello che restò a Roma anche dopo il sacco del 1527, ma che abbiamo visto solo dall'esterno. E così siamo approdati alla mole risorgimentale dell'Altare della Patria. Da piazza Venezia i ragazzi hanno deciso all'unisono di andare al Colosseo! Abbiamo incontrato anche un gladiatore lungo via dei Fori che ha colto in pieno la curiosità di tutti e ci ha concesso qualche foto insieme.
Il giro nella Roma del tridente è terminato. Abbiamo ripreso via del Corso a rebours arrivando fino a piazza del Popolo, dove erano posteggiati i mezzi della Croce Rossa. Abbiamo cenato tutti insieme davanti ad uno scenario originale: le due chiese gemelle, che si trovano all'imbocco del trivio: Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto. Infine siamo ripartiti. Il gruppo dei partecipanti è eterogeneo. Gli individui differiscono per sesso, età, provenienza, status sociale, background culturale e storie di vita ed esperienze; pertanto non tutti hanno reagito allo stesso modo trovandosi davanti a un monumento o a un artista di strada .

Ritornando al C.A.R.A. accanto a me siede Mowliid Ahmed Mahmed, per gli amici Miig. Miig comincia a raccontare una storia interessante. La  Sua  storia.


E' un ragazzo somalo di diciotto anni ed è sposato. Viveva a Mogadisho con la sua famiglia, madre, padre e nove fratelli (otto maschi e una femmina) e con sua moglie. Miig aveva un cinema a Mogadisho; ma un giorno il gruppo di Al-Shabaab intimò a Miig di chiudere il cinema altrimenti lo avrebbe ucciso. Miig scelse di non chiudere la sua attività e dopo due settimane Al-Shabaab tornò per mettere una bomba nel cinema. Morirono tre persone e Miig rimase ferito alle gambe. Costretto a lasciare casa e affetti, fuggì in Sudan e poi in Libia dove, fermato senza documenti, fu arrestato e messo in carcere dove restò per quasi un anno. Uscì
solo quando collaborò con un generale libico che aveva bisogno di un interprete di lingua araba, che avesse mediato la comunicazione tra lui e un gruppo di detenuti somali che dovevano uscire per intraprendere il "viaggio della speranza" verso le coste italiche e che avrebbero pagato il generale per questo. Miig collaborò, guadagnandosi non solo la "libertà", ma anche il folle viaggio, senza dover pagare la somma solita di millecinquecento euro più o meno. Il viaggio in barca
cominciò da un "pacchetto" che un poliziotto libico sulle coste di Tripoli consegnò ad uno a caso degli inesperti naviganti disperati; nel pacchetto vi erano una bussola, un telefono e petrolio. Certo per dei marinai inesperti un viaggio così arrangiato può essere pieno di "inconvenienti". Miig mi spiegava che la bussola segna di solito solo tre direzioni: verso le coste di Lampedusa, verso le coste della Sicilia (Isola delle correnti, Porto Palo) e verso le coste maltesi .

Ad ogni modo per un bel pò del tragitto il timoniere è in contatto telefonico con "qualcuno" che da terra lo guida . Il primo inconveniente è il mare, il rischio corrente; su una barca viaggiano di solito 200 persone. Il secondo è che nel corpo dell'imbarcazione vi sia qualche punto di rottura, il che comporterebbe il cosiddetto 'colo-
a-picco'. Il terzo è che, non orientandosi (nonostante bussola e telefono), nessun navigante arriverà mai a destinazione e cullato dal mare si leverà sulla punta dei piedi delle onde, come l'alta marea.
Chi riesce a vedere terra, deve gettare immediatamente il pacchetto inmare e il timoniere "anonimo" sedersi insieme agli altri e aspettare di essere avvistati dalle autorità competenti ed essere trascinati a riva.


Miig è arrivato in Italia e la sua nuova vita è cominciata dalle dita.

Alla fine di questo racconto chiedo a lui:

"Miig com'era la Somalia prima della guerra?"

Miig risponde: "Sono nato insieme alla guerra così non conosco la vita. Non c'è scuola..".

Eh già perchè avevo dimenticato che Miig ha solo diciotto anni, è nato nel 1991, all'inizio delle gravi ostilità somale.
Una cosa comune a tutto il gruppo è l'amore per le foto. Hanno scattato moltissime foto, ad ogni angolo, neanche i cinesi, amanti delle foto per eccellenza, ne scattano così tante! I ragazzi del C.A.R.A. sono ingordi di foto, sembra quasi che vogliano ri-scriversi, scrivere ogni pagina della loro esistenza. O forse ri-vedersi, re-inventarsi, ri-disegnarsi in un posto nuovo per abituarsi a vedere loro stessi in una realtà che non conoscono. In una identità che, lasciando il loro paese d'origine, temono inconsciamente di perdere. Mi perdo nell'osservare ogni loro gesto. Sono curiosa e incuriosita, i ragazzi sono ingordi di foto e io di loro ! Come potete conseguire dall'azzardo di questa mia impacciata analisi, i ragazzi del C.A.R.A. vivono creativamente come in un "gran casino" ma con la massima lucida chiarezza e lentezza, come sognando. E per quanto ciò confligga con una contemporaneità anfetaminica e dopata, trovo il sognare di questi ragazzi di una trafiggente, lieve bellezza .


Per informazioni e disponibilità per il turno è possibile contattare
international.cooperation@criroma.org

francesca ragone